Chi controlla davvero l'AI che usi ogni giorno?
Anthropic ha detto no al Pentagono. OpenAI e Google hanno già firmato. Claude è stato usato nella cattura di Maduro senza che nessuno lo sapesse. La storia che cambia le regole del gioco.
TL;DR:
Anthropic, l’unica azienda AI ad aver rifiutato i termini “senza restrizioni” del Pentagono, ha ricevuto un ultimatum pubblico con scadenza 27 febbraio 2026. Il contratto in gioco vale fino a $200 milioni.
OpenAI, Google e xAI hanno già ceduto. ChatGPT è già operativo sui sistemi militari. Grok è stato approvato per operazioni classificate. I 331 dipendenti che hanno firmato una petizione per resistere non sapevano che le loro aziende avevano già firmato.
Claude è stato usato nella cattura di Maduro senza che Anthropic lo sapesse. Il vero problema non è se l’AI debba fare la guerra. È che nessuno, nemmeno chi l’ha costruita, sa esattamente cosa sta facendo.
Il telefono squilla in un ufficio di San Francisco. Dall’altra parte c’è qualcuno a Palantir. La domanda è semplice, quasi banale nella sua formulazione: “Come è stato usato esattamente Claude nell’operazione?”
L’operazione in questione è l’Operazione Absolute Resolve. 3 gennaio 2026, ore 2:00 del mattino, ora locale. Delta Force e intelligence CIA. 150+ aerei. Attacchi aerei per sopprimere le difese aeree venezuelane. Asset di guerra elettronica. Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores vengono catturati a Fort Tiuna mentre tentano di raggiungere una stanza blindata. Verranno portati a New York City per affrontare accuse di narco-terrorismo.
Claude, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic, era disponibile sulla piattaforma Palantir con clearance a livello “Secret”, il primo modello AI commerciale mai approvato per certi network classificati del Dipartimento della Difesa.
E Anthropic non lo sapeva. Il proprio modello aveva contribuito a un’operazione militare con morti, alla cattura di un capo di Stato straniero, e l’azienda che lo aveva creato lo ha scoperto dopo. Ha dovuto telefonare al partner che lo distribuiva per capire cosa fosse successo.
Teniamo in mente questa scena. Ci torneremo.
Il litigio
Anthropic ha un contratto con il Pentagono che vale fino a $200 milioni. Era la prima azienda AI in assoluto autorizzata a condurre operazioni classificate per il Dipartimento della Difesa, e quel contratto originale conteneva due restrizioni specifiche, accettate da entrambe le parti: niente sorveglianza di massa dei cittadini americani, niente armi completamente autonome.
Il Pentagono ha deciso che quelle restrizioni devono sparire. La nuova formula è “all lawful purposes”, cioè qualsiasi uso consentito dalla legge. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dato al CEO di Anthropic Dario Amodei un ultimatum: venerdì 27 febbraio 2026, 5:01 PM ora della costa est americana.
Amodei ha detto no pubblicamente. Ha usato le parole “non posso in coscienza accettare”. E nel comunicato ufficiale ha fatto una scelta linguistica che non è passata inosservata: ha scritto “Department of War” invece di “Department of Defense”. Una scelta deliberata, politicamente carica, che richiama la denominazione originale del dipartimento prima del 1947.
La risposta è arrivata su Twitter. Emil Michael, Sottosegretario per Ricerca e Ingegneria e lead negoziatore del Pentagono, ha scritto: “È un peccato che Dario Amodei sia un bugiardo e abbia un complesso da Dio. Non vuole nient’altro che controllare personalmente l’esercito americano. È disposto a mettere a rischio la sicurezza della nostra nazione.” Poi ha aggiunto: “Il Department of War rispetterà sempre la legge.”
C’è un paradosso logico in tutto questo che vale la pena notare. Il Pentagono sta contemporaneamente dichiarando Anthropic un “supply chain risk”, cioè troppo inaffidabile per lavorare con il governo, e minacciando di invocare il Defense Production Act per costringerla a lavorare con il governo. Le due cose non possono essere vere allo stesso tempo. O sei così inaffidabile che devo escluderti, o sei così essenziale che devo obbligarti. Scegli una.
Chi sta dove (e chi mente)
La narrativa semplice è “Anthropic contro il Pentagono”. La realtà è più complicata e, francamente, più imbarazzante per quasi tutti i protagonisti.
Partiamo dal fondo. xAI, l’azienda di Elon Musk, ha firmato senza discutere. Grok è stato approvato per sistemi militari classificati a Impact Level 5 (IL5), ovvero informazioni controllate non classificate. Il contratto concede accesso a sistemi usati per “analisi di intelligence, sviluppo di armi e operazioni sul campo di battaglia.” Ma c’è di più: i feed in tempo reale della piattaforma X sono inclusi. Il Pentagono accederà a “informazioni globali in tempo reale dalla piattaforma X, fornendo al personale del Department of War un vantaggio informativo decisivo.” Un dettaglio da non perdere: la GSA ha sospeso Grok e lo ha bloccato dalla piattaforma USAi per problemi di sicurezza. La senatrice Elizabeth Warren aveva avvertito che Grok “genera output erronei e disinformazione” e contenuto antisemita.
OpenAI? Ha già accettato “all lawful purposes”. Non in teoria: in pratica. ChatGPT è accessibile attraverso Genai.mil, la piattaforma AI del Pentagono. OpenAI non può più imporre le proprie restrizioni su come il Dipartimento della Difesa usa il modello. E Sam Altman? In pubblico dice che non pensa che “il Pentagono debba minacciare la DPA contro queste aziende.” In un memo interno ha confermato le stesse linee rosse di Anthropic. Ma la sua azienda ha già firmato e distribuito il prodotto. Le parole vanno in una direzione. I contratti vanno nell’altra.
Google sta finalizzando. Ha accettato “all lawful use” e ha persino rimosso alcune restrizioni a livello di modello. Al 23 febbraio 2026, era “vicina a un accordo” sul linguaggio finale.
Anthropic è l’unica che ha rifiutato. “Praticamente nessun progresso” sui negoziati.
Il Pentagono usa questa situazione come leva: sta “cercando di dividere ogni azienda con la paura che l’altra ceda.” E funziona.
Funziona talmente bene che 331 dipendenti di Google e OpenAI (266 di Google, 65 di OpenAI) hanno firmato una petizione su notdivided.org chiedendo a Sundar Pichai e Sam Altman di “mettere da parte le differenze e stare insieme per continuare a rifiutare le richieste del Department of War di usare i nostri modelli Gemini e ChatGPT per sorveglianza di massa domestica e per uccidere persone in autonomia senza supervisione umana.”
L’ironia è dolorosa. I dipendenti di OpenAI stanno chiedendo al proprio CEO di resistere. La loro azienda ha già firmato.
La domanda che batte tutte le altre
Il dibattito pubblico si è incagliato sulla domanda sbagliata: “È giusto o sbagliato usare l’AI per fare la guerra?” Quel dibattito è vecchio. La domanda nuova, quella che dovrebbe togliere il sonno a chi prende decisioni, è un’altra.
Anthropic non sta rifiutando per ragioni morali. Sta rifiutando per ragioni di ingegneria. I sistemi AI di frontiera non sono abbastanza affidabili per alimentare armi autonome. Punto. Anthropic lo dice chiaramente: “Non forniremo consapevolmente un prodotto che mette a rischio i soldati e i civili americani.”
A dicembre 2025, Anthropic aveva già accettato l’uso di Claude per la difesa missilistica e la difesa informatica. Non ha mai sollevato obiezioni a operazioni militari specifiche: il raid Maduro, per quanto sorprendente, non era il problema. La disputa riguarda solo l’estensione illimitata ad “all lawful purposes.”
E i dati scientifici danno ragione ad Anthropic, non per simpatia ma per matematica. Un paper firmato da ricercatori di Harvard, MIT, Stanford, Carnegie Mellon e Northeastern University, intitolato “Agents of Chaos“, documenta come gli agenti AI causino danni involontari anche in contesti aziendali del tutto innocui. L’esempio è quasi comico: un agente rifiuta correttamente di condividere informazioni personali, ma quando gli viene chiesto di “inoltrare l’email” che le conteneva, lo fa senza battere ciglio. Poi c’è lo studio di Princeton, “Towards a Science of AI Agent Reliability“, pubblicato il 24 febbraio 2026, che analizza l’affidabilità degli agenti AI su quattro dimensioni (consistenza, robustezza, prevedibilità, sicurezza) e conclude che il miglioramento da Claude 3.5 a Claude Opus 4.5 esiste ma “non è drammatico.”
Ora portiamo questi dati nel mondo reale. Gli analisti dicono che Claude comprime un ciclo di intelligence da 4 ore a 4 minuti. Sembra fantastico, giusto? Efficienza pura. Ma c’è un dettaglio. I comandanti approvano tecnicamente ogni azione, il famoso “human in the loop”, l’umano nel circuito decisionale. Solo che non hanno la banda cognitiva per valutare davvero cosa stanno approvando. Quando un processo che richiedeva quattro ore viene compresso in quattro minuti, l’essere umano non è scomparso dalla catena di comando. È diventato un clic su un pulsante di approvazione che nessuno ha il tempo di comprendere.
Il Pentagono, peraltro, viola le proprie direttive interne: la DoD Directive 3000.09 richiede che i sistemi d’arma autonomi siano progettati affinché “comandanti e operatori siano in grado di esercitare livelli appropriati di giudizio umano sull’uso della forza.”
Questo scenario è più inquietante di qualunque film di fantascienza. Perché non è un robot che decide di sparare. È un essere umano che preme “approva” senza sapere esattamente cosa sta approvando.
La minaccia legale: quanto è reale?
Il Defense Production Act è una legge del 1950. È nata per requisire fabbriche di acciaio durante la Guerra di Corea. Carri armati, alluminio, materie prime. Ora il governo degli Stati Uniti minaccia di usarla contro un’azienda software di San Francisco.
L’analogia più calzante non è militare ma tecnologica: Apple contro FBI, 2016. Il governo chiese ad Apple di modificare il proprio prodotto (iOS) per sbloccare l’iPhone 5C del killer di San Bernardino. Apple rifiutò. Tim Cook scrisse una lettera aperta pubblica. La struttura è identica: governo che chiede a un’azienda tech di compromettere il proprio prodotto per uso governativo, stessa resistenza, stessa minaccia di precedente pericoloso. Come è finita? L’FBI pagò una azienda israeliana, Cellebrite, per sbloccare il telefono. Il caso fu ritirato a marzo 2016. Apple non cedette mai. Nessun tribunale si espresse nel merito.
Ci sono due scenari legali distinti se il Pentagono decidesse di usare davvero il DPA. Primo: rimuovere i guardrail contrattuali di Anthropic, cioè cancellare le restrizioni del contratto esistente. L’analisi di Lawfare dice che la “allocation provision” del DPA argomenta verso il governo, ma non è una vittoria scontata. Secondo: forzare il re-training del modello, cioè obbligare Anthropic a modificare il modo in cui Claude è stato costruito. Questo richiederebbe la creazione di un prodotto nuovo, e qui il DPA non è stato mai pensato per questo. Entra in gioco il Primo Emendamento: se le decisioni di addestramento del modello sono “scelte editoriali”, forzare Anthropic equivarrebbe a discorso forzato, costringerla a esprimere valori che rifiuta. La Corte Suprema in Moody v. NetChoice (2024) ha riconosciuto che parte della cura algoritmica è espressione protetta. C’è poi la Major Questions Doctrine: i tribunali sono sempre più scettici verso agenzie esecutive che rivendicano autorità di trasformazione economica da un testo normativo ambiguo.
Il punto più lucido lo fa l’ex Chief Judge James Baker di Syracuse: “A volte la disponibilità di potenziale autorità è sufficiente leva per ottenere un risultato attraverso la consultazione, senza invocare la legge.”
Hegseth potrebbe non aver mai avuto intenzione di invocare il DPA davvero. La minaccia potrebbe essere stata la strategia dall’inizio. Anthropic ha scommesso su questo. E ha detto no lo stesso.
Il dettaglio che nessuno vuole vedere
Lo stesso giorno dell’incontro tra Hegseth e Amodei, Anthropic ha silenziosamente rimosso dalla propria Responsible Scaling Policy la clausola che prometteva di fermare l’addestramento dei modelli se non poteva garantirne la sicurezza.
Jared Kaplan, co-fondatore di Anthropic e Chief Science Officer, ha giustificato la scelta su TIME con queste parole: “Non ritenevamo che avrebbe aiutato qualcuno se avessimo smesso di addestrare modelli AI. Con il rapido avanzamento dell’AI, non aveva senso prendere impegni unilaterali se i competitor corrono avanti.”
Impegni unilaterali. Competitor che corrono avanti.
Reality Check: La frase più rivelatrice di tutta questa storia non è l’insulto di Emil Michael. Non è nemmeno il “non posso in coscienza” di Amodei. È quella di Kaplan: “Non ha senso prendere impegni unilaterali se i competitor corrono avanti.” Perché è esattamente la logica della corsa agli armamenti. La stessa logica che Anthropic sta contestando al Pentagono. Anthropic dice al governo “non potete rimuovere i limiti di sicurezza solo perché i competitor li hanno già tolti.” E lo stesso giorno, il suo Chief Science Officer dice al mondo: “abbiamo tolto il nostro limite di sicurezza perché i competitor corrono avanti.” Se ti sembra una contraddizione è perché lo è. Sam Altman dice le cose giuste in pubblico e firma i contratti sbagliati in privato. Anthropic tiene la linea con il Pentagono e la cancella sul proprio sito. Il 58% degli americani dichiara di non fidarsi dell’AI, il 77% ritiene che possa minacciare l’umanità, e il CTO del Pentagono accusa Anthropic di essere “non democratica” per aver limitato l’uso militare di Claude. La democrazia, evidentemente, funziona solo quando il popolo vuole quello che vuole il Pentagono.
Il quadro più grande
Mentre tutto questo succede a Washington, la stessa amministrazione ha inviato un cable diplomatico firmato da Marco Rubio a tutte le missioni USA all’estero, ordinando ai diplomatici di fare pressione contro le leggi di sovranità sui dati straniere: il GDPR europeo, l’AI Act dell’Unione Europea. La motivazione: queste leggi “ostacolano i servizi AI e cloud americani.” Il disegno è coerente: l’AI americana deve essere libera da vincoli, sia all’interno che all’estero.
Chi controlla cosa
Il rifiuto di Anthropic è pubblico e definitivo. Quello che farà il Pentagono nelle prossime ore o giorni lo vedremo.
Ma la domanda che resta non riguarda Hegseth o Amodei. Non riguarda nemmeno il Defense Production Act.
Claude è usato da 8 delle 10 più grandi aziende americane. Anthropic è valutata $380 miliardi e ha raccolto $30 miliardi solo questo mese. Quegli enterprise, quelle aziende che hanno integrato Claude nei propri flussi di lavoro, probabilmente non sapevano che il loro fornitore AI era in mezzo a una disputa in cui il governo poteva invocare una legge della Guerra Fredda per ridisegnare il prodotto che stanno usando. Non sapevano che le policy d’uso del loro fornitore possono essere cancellate con una negoziazione. Non sapevano che il loro strumento potrebbe finire in un’operazione militare classificata, come è già successo con Claude nel raid su Maduro, senza che nessuno glielo dica. Nemmeno l’azienda che lo ha costruito lo sapeva.
La domanda giusta non è “chi ha ragione tra Anthropic e il Pentagono?” E non è nemmeno “è giusto usare l’AI in guerra?”
La domanda è: chi controlla davvero l’AI che hai integrato nel tuo stack aziendale? E la risposta, a quanto pare, è: nessuno lo sa con certezza. Nemmeno chi l’ha creata.
AGGIORNAMENTO — 28 febbraio 2026
Quello che è successo dopo la scadenza
La deadline è passata. Le 17:01 del venerdì 27 febbraio 2026 non erano una minaccia. Erano un conto alla rovescia reale.
Nell’ora successiva alla scadenza, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato ufficialmente che il Pentagono designava Anthropic come “supply chain risk to national security”, ovvero un rischio per la sicurezza della catena di approvvigionamento nazionale. E il Presidente Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l’uso di Claude.
Per capire la portata di questa mossa, bisogna capire cosa significa quella designazione. Non è un divieto che riguarda solo il Pentagono. È l’equivalente americano di quello che è stato fatto a Huawei: chiunque voglia fare affari con il governo degli Stati Uniti non può avere alcun rapporto commerciale con l’azienda designata. Questo significa Palantir, che usa Claude per le sue operazioni più sensibili con l’esercito. Significa Amazon Web Services, che è il principale partner cloud di Anthropic. Significa Lockheed Martin, Boeing, e ogni altro prime contractor della difesa. C’è un periodo di transizione di sei mesi per permettere al Pentagono e ai suoi contractor di migrare ad altri sistemi. Dopo quei sei mesi, nessuna di queste aziende potrà più toccare Claude.
Anthropic ha risposto con una dichiarazione che non lascia spazio all’ambiguità: “Nessuna quantità di intimidazioni o punizioni da parte del Department of War cambierà la nostra posizione sulla sorveglianza domestica di massa o sulle armi completamente autonome.” L’azienda ha contestato la designazione definendola “senza precedenti” e “giuridicamente infondata”, e ha annunciato che la impugnerà in tribunale. Il punto legale specifico che Anthropic solleva è rilevante: il Segretario alla Difesa, sostiene Anthropic, non ha l’autorità statutaria per estendere il blocco oltre i contratti del Dipartimento della Difesa. La designazione riguarderebbe l’uso di Claude nei contratti del Department of War, non il modo in cui i contractor usano Claude per servire altri clienti.
Si tratta di una battaglia legale che potrebbe richiedere mesi o anni. Nel frattempo, il danno economico è immediato.
Il colpo di scena che cambia tutto
Nelle stesse ore in cui la designazione veniva ufficializzata, Sam Altman annunciava su X che OpenAI aveva concluso un accordo con il Pentagono per l’accesso ai propri modelli nelle reti classificate del Dipartimento della Difesa.
Fin qui, niente di sorprendente. La sorpresa sta nei termini.
Sam Altman ha scritto: “Due dei nostri principi di sicurezza più importanti sono i divieti sulla sorveglianza domestica di massa e la responsabilità umana nell’uso della forza, inclusi i sistemi d’arma autonomi. Il DoW concorda con questi principi, li riflette nel diritto e nelle politiche, e li abbiamo inseriti nel nostro accordo.”
Rileggere questa frase con attenzione. Il Pentagono ha accettato, nell’accordo con OpenAI, esattamente i principi che aveva rifiutato di accettare nell’accordo con Anthropic. Le stesse due linee rosse. La stessa sostanza. Solo con un interlocutore diverso.
Altman ha poi aggiunto che chiederà al Dipartimento della Difesa di offrire gli stessi termini a tutte le aziende AI. L’implicazione è diretta: quei termini erano concedibili. Non erano mai stati il vero problema.
Il conto finale
Sul piano del business, il danno per Anthropic è concreto e immediato. I $200 milioni del contratto originale sono andati. Ma la designazione supply chain risk mette a rischio una quota molto più ampia della sua base clienti: le aziende enterprise che usano Claude e che hanno esposizione al settore della difesa o a quello governativo americano sono costrette a valutare se continuare il rapporto. L’IPO che Anthropic stava preparando con una valutazione da $380 miliardi diventa significativamente più difficile da sostenere in questo contesto.
Sul piano della sostanza, la situazione è paradossale. Anthropic aveva ragione. Il Pentagono ha accettato con OpenAI gli stessi principi che Anthropic aveva chiesto. La sorveglianza di massa e le armi autonome senza supervisione umana non erano principi negoziabili solo perché lo diceva Anthropic: erano principi che il Pentagono poteva accettare, e che alla fine ha accettato. Solo con qualcun altro.
Nota finale: Quello che è successo non è che Anthropic abbia perso la battaglia sui principi. È che Anthropic ha perso la partita di potere, mentre teneva la linea sui principi. E OpenAI ha vinto la partita di potere cedendo prima, per poi ritrovarsi a firmare esattamente le stesse linee rosse. Il mercato chiamerà questo pragmatismo. I manuali di business strategy lo chiameranno negoziazione. La cosa certa è questa: le due linee rosse che il Pentagono aveva dichiarato non negoziabili sono ora nel contratto di OpenAI. Anthropic le ha pagate con la sua posizione. OpenAI le ha ottenute gratis, arrivando dopo. Chi ha controllato meglio l’AI in questa storia? Nemmeno adesso lo sa nessuno con certezza.


